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The Country Broadcasting FM 104 MHz

today15/04/2026 5

Sfondo
A inizio estate di 50 anni fa, nasceva e in pochi mesi moriva il piccolo sogno di quella che fu probabilmente la prima radio libera del Canavese.
In un contesto ingessato dove la radiodiffusione di allora non consentiva altre opportunità di ascolto, la voglia di diffondere i fermenti musicali e culturali che univano le nuove generazioni, riuscì almeno localmente ad aprire una prima breccia.
Tale evento già citato nel prezioso libro di Giampiero Madonna “ROCK, JAZZ, POP IN CANAVESE” edito da tuttiAUTORI, è stato recentemente ripreso in un articolo a cura di Enzo Sapia su TERRA MIA, in relazione alla nascita di Radio Punto Zero e delle prime radio commerciali in Canavese.
In queste poche righe i ricordi sbiaditi che mi sento di scrivere in omaggio verso tutti coloro che, citati e no, vi presero parte.
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The Country Broadcasting
FM 104 MHz
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Tutto ebbe inizio nell’estate del 1972 con quel kit che permetteva di realizzare un piccolo radiomicrofono in FM.
Il ricordo è molto vago, ma credo di averlo acquistato in contrassegno da una delle riviste di elettronica per hobbisti che in quegli anni fortunati popolavano le edicole.
Per un ragazzo di quindici anni appassionato di radiotecnica trasmettere la propria voce anche nella radiolina a batterie era all’epoca una cosa stimolante, ma la passione per elettronica e radiantismo già si fondevano inevitabilmente con le passioni musicali di quegli anni e questo mi spinse ben presto ad immaginare quale effetto avrebbe fatto trasmettere i miei dischi nella radio di casa e magari in quelle dei vicini.
Provai allora ad intervenire sui componenti del piccolo radiomicrofono iniziando ad escludere i circuiti di bassa frequenza e a pilotare il coraggioso e semisconosciuto diodo varicap che consentiva la modulazione in frequenza, con un buon preamplificatore di qualità e non ricordo in quanto tempo, ma infine riuscii a diffondere per tutta casa Lay lady Lay, un Help piuttosto rigato e i vari 45 giri acquistati anni prima da mia sorella Paola che più grande di dieci anni, visse a pieno i periodi di Neil Sedaka, Roy Orbison e altri che segnarono un’epoca. Forse in terza elementare, ricordo che il primo dei due ad alzarsi accendeva l’LP A Hard Day’s Night e l’ultimo che usciva lo spegneva. Quando toccava a me, ero costretto a salire su una sedia per accedere al giradischi della TV posto al di sopra del tubo catodico.
Si trattava ora di aumentarne la potenza, vista la scarsa portata limitata a poche decine di metri.
Armato di volontà provai ad applicare le prime esperienze fatte su trasmettitori CB a 27MHz e attingendo allo scatolino contenente una manciata di componenti per lo più provenienti dai recuperi Olivetti dove saltuariamente mi recavo con Renzo Igne o forniti dall’amico Ettore Ferrara, grande radiotecnico conosciuto via etere (Stazione Sperimentale 11) dal quale appresi preziose informazioni, tentai di aggiungere successivi stadi di amplificazione.
Mi piace ricordare che Renzo Igne fu mio professore di applicazioni tecniche in 2° media e forse non tutti sanno che era anche un appassionato radiotecnico. A distanza di oltre cinquant’anni emergono dai ricordi le prove di laboratorio fuori programma con i walkie talkie e anche la sua R4 utilizzata nei pomeriggi liberi per tentare collegamenti a lunga distanza sul Monte Calvo. Era equipaggiata con “baracchino” per i 2 metri, un accrocchio semi-autocostruito, che risultava particolarmente gradevole perché privo di involucro con tutti i circuiti a vista e in quell’allestimento caotico il divertimento iniziava dal dover trattenere cavi ed antenne durante il viaggio tortuoso.
Ma ritornando al racconto, fu forse con un paio di stadi di amplificazione che infine riuscii ad ottenere il massimo dai pochi transistors a mia disposizione che possedevano una frequenza di taglio sufficientemente alta e fui molto soddisfatto quando la lampadina del presepe che fungeva da carico fittizio, si illuminò vistosamente indicando il massimo della potenza disponibile.
Oggi può far ridere, ma la tecnica della lampadina ad incandescenza collegata con un link sulla bobina di accordo dello stadio finale, consentiva di tarare gli accoppiamenti tra gli stadi di amplificazione per il massimo trasferimento di energia.
Il tutto venne poi assemblato in uno scatolino realizzato in vetronite ramata con schermatura tra i vari stadi e fu necessario coprire di cotone l’oscillatore libero che generava la radiofrequenza, poiché bastava soffiarvi sopra per far slittare anche se di poco la frequenza di trasmissione, che mi sembrò bello fissare in 104 MHz, forse perché agli antipodi della portante audio del 1° canale RAI su 87.7MHz o forse perché all’estremità opposta della scala di sintonia, dove regnava solo il rumore di fondo.
Ora il trasmettitore era pronto e la musica risultava di buona qualità ed era stimolante attraversare la strada per andare nella Trattoria Valperga dove Adriana, la titolare, con grande pazienza mi consentiva di controllare nella radio del bar la qualità del suono che stavo trasmettendo da casa. Tuttavia, per uno che aveva passato serate ad ascoltare Radio Luxembourg e giornate in compagnia di Radio Montecarlo, folgorato dalla grande dinamicità con cui la musica veniva presentata attraverso scalette e jingle, appariva indispensabile a questo punto disporre di un miscelatore audio con almeno due fonti musicali e un microfono.
Non so quanto tempo ci misi, ma infine riuscii a realizzare un primordiale mixer passivo utilizzando una scatola metallica per autocostruttori con quattro potenziometri a cursore e recuperai per pochi soldi un vecchio microfono dinamico che per il vero funzionava piuttosto bene e restituiva una voce corposa e baritonale…quasi come Radio Luxembourg.
L’antenna più facile da realizzare fu la solita ground plane composta da quattro bacchette di alluminio inclinate di 45° e poste a raggiera attorno a uno stilo verticale che fungeva da elemento radiante. Lo stilo centrale era realizzato con una antenna telescopica cannibalizzata da una radio a transistor e l’accordatura avveniva ponendo a circa un metro di distanza un vecchio tester ad indice piuttosto sensibile alla radiofrequenza. Utilizzando un manico di scopa di legno si riduceva la lunghezza dello stilo, precedentemente allungato oltre il valore di lambda/4, per la massima indicazione del tester. E l’antenna sembrava così accordata.
Con l’aiuto degli amici del quartiere Pierantonio Perotti e Giampiero Madonna, già allora grandi cultori di Pop, Rock e Jazz, tutto l’accrocchio venne portato nel solaio degli amici Piero e Mimmo Troglia poiché costituiva il punto più alto a disposizione e nel quale portai tutte le mie risorse, la radio a transistor MIVAR che collegata a delle cuffie fungeva da monitor, il giradischi LENCO e i pochi dischi a mia disposizione. Non ricordo dove prendemmo la seconda sorgente di musica, forse un vecchio registratore a bobine GELOSO o un giradischi di fortuna.
Di li iniziarono le prime trasmissioni casuali sotto il nome di The Country Broadcasting (il nome mi fu probabilmente ispirato da The Country People il complessino dove suonava Guido Costa nei locali del municipio di Bairo, conosciuto anch’egli via etere con lo pseudonimo di Super Pippo e diventato poi compagno di molte avventure giovanili tra cui questa) e ben presto le ore dedicate alle trasmissioni iniziarono ad assorbire il tempo libero del gruppo al quale si unirono Marco Querio e Giampiero D’Andrea che in quegli anni fulgenti si appassionarono all’idea. Le improvvisate e divertenti jam session serali cessarono per diffondere le migliori vibrazioni attraverso la radio.
Si trasmetteva tutto quello di cui disponevamo, dal genere rock alle band californiane e persino delle reliquie a 78 giri degli anni trenta tra i quali rammento Ramona Waltz che sfortunatamente finì in mille pezzi. Quello fu probabilmente il periodo più luminoso nel quale si iniziò a realizzare quanto stava accadendo e le sensazioni erano forti, quasi dei sentimenti mentre le chitarre elettrificate di Expecting to Fly sembravano portarci in volo con le onde radio. (assicuro che erano solo emozioni, all’epoca non girava “roba”)
La diffusione era migliorata ma l’antenna non superava la linea dei tetti e lo spessore dei muri circostanti non consentiva un’ampia propagazione del segnale che poteva essere ascoltato solamente in un raggio limitato. Proseguendo le trasmissioni ad un certo punto il solaio dello stabile che all’epoca era situato sopra il Bar Torino, divenne piuttosto affollato con un preoccupante via vai di persone al che dovemmo trasferire la radio a San Rocco, in una casa messa a disposizione da Pierantonio e di li continuammo sino a che un controllore del canone TV (?) si insospettì eccessivamente di quella strana antenna che svettava dal balcone più in alto dei tetti.
Una svolta si ebbe quando portai la cosa a conoscenza di Luciano Antonino (Lucianino), anche lui vicino di casa il quale provata l’ebbrezza di essere ON AIR, con qualche anno in più e spirito già imprenditoriale, parlò dell’idea a Luciano Demarchi il quale nel giro di poco tempo fece riparare un vecchio pulmino 600 FIAT e lo mise a disposizione. Con la collaborazione del gruppo che stava aumentando, il pulmino fu portato in una proprietà privata a Filia, rivestito internamente di moquette e allestito con tavolino, mixer autocostruito, microfono del pianeta papalla, così lo chiamava Guido riprendendo una pubblicità dell’epoca divertito dalla strana forma ovale, due piatti a 12V forniti da Remo Mabrito (conosciuto in Banda Cittadina come Radio Radio 1) e antenna ground plane autocostruita montata su portapacchi.
Ero molto giovane, ma se la memoria non mi inganna un contributo al mito delle radio pirata venne da mio zio Angelo, allorché mi diede notizia di una radio inglese che trasmetteva da una nave. A seguito di questa notizia passai diverse sere incollato alla mia vecchia radio valvolare a scandagliare le Onde Medie confidando nell’antenna filare che avevo teso lungo tutti i pioppi allineati vicino casa e nella propagazione delle ore notturne, cercando di carpire tra il sovrapporsi delle stazioni e una comprensione dell’inglese praticamente nulla, una sigla o un annuncio che mi lasciasse intendere che avevo trovato la radio che oramai apparteneva alla mia fantasia. Solo molti anni dopo seppi casualmente che l’ascolto di Radio Caroline sarebbe stata possibile solamente in alcune parti dell’Inghilterra e ovest Europa e che le trasmissioni cessarono molto prima delle mie ricerche.
Se come antesignana delle radio pirata nel 1964 Radio Caroline iniziò a trasmettere da una nave ancorata al largo delle coste britanniche (per chi volesse comprenderne lo spirito, esiste “I Love Radio Rock”, film liberamente ispirato a quell’evento), non di meno nel 1972 la Country Bradcasting iniziò a trasmettere a più ampio raggio da un pulmino FIAT sperduto sulle colline di Filia, inconsapevoli che probabilmente questa sarebbe stata la scintilla che avrebbe dato luogo a inaspettati eventi futuri.
Ricordo frammentariamente quel tardo pomeriggio quando provammo a monitorare la qualità del segnale in pianura. Scendendo da Filia sull’auto di Luciano Demarchi l’unica dotata di una buona autoradio, curva dopo curva il segnale non mollava e una volta sulla circonvallazione di Castellamonte la musica era nitida e potente, non un vuoto e l’euforia era alle stelle. Raggiungemmo Rivarolo senza alcuna perdita di segnale e all’imbrunire decidemmo per il ritorno.
Era ormai notte quando ci ritrovammo davanti ai TRE RE e il buon Luciano rifocillò tutti con un panino di prosciutto crudo che ancora ricordo per la grande bontà e la gran fame. Anche Luciano Demarchi fu uno dei personaggi che conobbi via etere con pseudonimo Sciuscià e forse perché proveniente da esperienze radioamatoriali con fase “micro panico” ampiamente superata, seppe successivamente dare vita a una delle voci più spigliate che frequentarono la radio.
Gli eventi successivi sono piuttosto nebulosi ma credo che la cosa proseguì per diverso tempo tra difficoltà di varia natura non ultima la scomodità nel raggiungere un luogo così nascosto.
Ad un certo punto però, probabilmente a seguito di contatti presi dai collaboratori più grandi con il proprietario del castello di Castellamonte, ci venne concesso di utilizzare la torretta posta sul piazzale dove venne portata tutta l’attrezzatura e si diede così inizio ad un ciclo di trasmissioni serali, forse due o tre volte la settimana, dove Pierantonio, Lucianino, Giampiero M., Luciano D., Lino bignè, Paolo Zanini e altri, si cimentarono come improvvisati speaker e disc jockey, presentando brani musicali di successo e suscitando loro stessi un inaspettato successo di ascolti.
Se, come mi pare di ricordare, Radio Luxembourg aveva P.O.BOX n.23 in London, The Country Broadcasting aveva la casella postale n. 40 in Castellamonte dove iniziarono ad arrivare numerose lettere ognuna indirizzata al proprio beniamino. Si era impazienti di leggere le opinioni degli ascoltatori ed erano sempre lettere di approvazione per quanto si stava facendo, per le emozioni regalate e ricordo che sull’onda di tale popolarità anche l’allora sindaco ci fece visita.
Una lettera in particolare mi colpii, la conferma di ricezione, quasi una QSL radioamatoriale, di un gruppo di persone che con un Satellit GRUNDIG ci ascoltava dalle colline di Torino, citando data, ora, frequenza di ricezione e livello del segnale che risultava sufficiente per essere ascoltato.
Il piccolo trasmettitore con poco più di 1 Watt si stava dimostrando un leone.
Era probabilmente estate inoltrata del 1973 quando la Sentinella del Canavese, in una finestrella centrale di prima pagina titolava: “Dopo Tele Biella, Radio Castellamonte”. Era un simpatico articolo in cui si parlava della Country Bradcasting e dei personaggi che conducevano le trasmissioni serali nascosti dietro originali pseudonimi.
Tuttavia l’esperimento non durò molto. Dopo diverso tempo dall’insediamento nella torretta del castello, si diffuse la notizia di una ingiunzione dell’ESCOPOST arrivata nella casella postale in cui si ordinava di cessare le trasmissioni. Questa notizia causò un grande senso di sconforto e frustrazione in tutto il gruppo allorché le difficoltà si mostrarono insuperabili.
Solamente a distanza di tempo seppi dell’infondatezza di questa notizia e mai mi fu chiaro il significato di queste voci che portarono alla chiusura della radio.
L’esperimento comunque finì, ma evidentemente non lo spirito che ci aveva mosso. L’eco di quanto avvenuto a Castellamonte alimentò nuove situazioni che diedero vita alla nascita di Radio Torino Alternativa, Radio Punto Zero, Radio Alfa e probabilmente di altre emittenti che nel Canavese e dintorni iniziarono a moltiplicarsi in particolare dal 1976.
Fu infatti a seguito di questa prima esperienza che mi venne proposto dagli amici Patrizia Spirolazzi, Giorgio Rinetti e Mario Cuccodoro di replicare l’esperimento di Castellamonte. Ci mettemmo al lavoro e per un certo periodo vi fu anche a Rivarolo un’emittente radiofonica a corto raggio in FM gestita da questo gruppo che ricordo ancora con affetto.
Se la memoria non m’inganna, l’anno successivo venne a cercarmi il compianto Charles Maurice (Charly) che disponendo di un minimo di capacità finanziaria, mi propose di ricostituire la radio Country Brodcasting e con l’aiuto di Pierantonio, iniziammo a cercare un casolare sulla collina di Castellamonte per allestire una nuova sede. Credo sempre nel ’74, venne proposta a Charly una villetta posta sulla strada tra Salassa e Valperga da cui provammo a ripartire con un’installazione più ricca capace di 100W di potenza e un’antenna tipo corner reflector realizzata da amici radioamatori che svettava a diversi metri dal tetto. Il segnale veniva irradiato con un lobo di circa 120° per le zone dell’alto Canavese ed era ricevibile in parte di Salassa, Valperga, Cuorgnè, parte di Pont, Spineto, zona centro nord di Castellamonte, comuni e frazioni sulle pendici dei monti circostanti. A seguito di vicende interne la sede fu successivamente trasferita a Valperga, in un antico stabile residenza di Nini Canavesio e li prese il nome di Radio Alfa, perché ritenuto di più facile comprensione (!!!), con allestimenti più avanzati e il primo ponte radio da 20W fornito dalla TEM di Milano e posizionato a S.Elisabetta. Credo fosse nel ’76 la potenza venne aumentata a 80W e gli apparati trasferiti in Via Rivassola a Cuorgnè, attuale sede di Radio Alfa. Sempre nel ’76 Luciano Antonino e altri amici della prima esperienza, diedero vita a Radio Punto Zero con studi nei locali del castello di Castellamonte. Nel mezzo delle varie esperienze con un “baracchino” simile a quelli sinora utilizzati opportunamente potenziato, venne occupata la frequenza per la nascita di Radio Torino Alternativa.
Ma queste sono altre storie.
A distanza di quasi cinquant’anni, ripercorrendo con la mente gli accadimenti dell’epoca, appare chiaro come ogni episodio, ogni persona incontrata nel corso della nostra gioventù, abbia acceso passioni e apportato conoscenze sfociate in idee e capacità di realizzarle. Il mio pensiero grato va a queste persone e con particolare affetto a tutti gli amici che animati dal medesimo vento di passioni decisero di aggregarsi per intraprendere percorsi a noi sconosciuti mai esplorati prima.
Successivamente, per difficoltà di pronuncia prese il nome di radio Alfa Canavese che rappresenta la vera continuazione di quell’esperienza.
Mauro Tonello

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Scritto da: radiospazioivrea

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